Come smascherare il nichilismo della nostra epoca


Una delle illusioni che caratterizza la nostra epoca consiste nell’idea che sia necessario vivere secondo il modello dominante, e che ciò non significhi aderire ad un’ideologia ma limitarsi a constatare l’indiscutibile verità della ‘nuda vita’: rifiutarla equivale perciò a negare il principio di realtà. Ecco perché si tratta di una menzogna da smascherare.


Riconoscere la cultura dominante

Come si sostiene da più parti, nell’epoca del post-moderno/storico/religioso/umano, ecc., non avremmo più alcun motivo di interrogarci sul significato dell’esistenza e della storia, né sulla natura dell’essere, poiché in fondo l’unica realtà possibile è quella che esiste, e discuterne oltre significa indugiare in un’attività oziosa, da relegare eventualmente ai festival della filosofia o della letteratura.

La tesi di questo articolo è che, contrariamente a tale convinzione diffusa, la nostra epoca sia uniformata da una specifica ideologia e che, in quanto tale, possa essere discussa e modificata. Foucault assegnava all’intellettuale proprio il compito di porre in dubbio la presunta certezza nel valore assoluto di qualsiasi ideologia dominante. Il mondo in cui viviamo non è mai l’unico dei mondi possibili, ma il risultato di un processo storico, di idee e visioni. La cultura di un’epoca, lo spirito del suo tempo, inoltre, si insinua tanto più nella nostra vita quanto meno lo conosciamo. Per questo è importante indagarne i tratti più rilevanti. L’ideologia dominante nel nostro tempo verrà qui definita come nichilismo mascherato.

Le radici nichilistiche

In primo luogo, quella in cui viviamo è una cultura nichilistica poiché parte dal presupposto che nulla di ciò che esiste abbia valore intrinseco. In termini filosofici, secondo questo ideale gli enti – ovvero le manifestazioni dell’Essere – nel corso della storia avrebbero rivelato la loro reale natura. Infatti ogni ente rivela il suo essere ni-ente (ne-entem), e l’essere umano smarrisce il proprio fondamento ontologico, metafisico e teologico. Sebbene questa posizione sia stata superata dalla riflessione di filosofi come Heidegger, essa è divenuta il presupposto ideologico della società moderna occidentale, ormai globalizzata. Nell’epoca del libero mercato, infatti, la vita umana non avrebbe alcun valore in sé, né sarebbe caratterizzata da disposizioni naturali. Allo stesso modo, l’esistenza non avrebbe alcun significato proprio se non quello, come vedremo, che verrà assegnato ad essa dal mercato stesso.

Vivere in una società caratterizzata da questa visione sembra produrre un diffuso stato emotivo di fondo contrassegnato da cinismo e rassegnazione, molto spesso inconscio. Questa condizione interiore di malessere può restare silente, traducendosi però in una frenesia sterile, una stasi iper-accelerata che finisce per rivelare la propria distruttività, producendo come effetti la crisi ecologica planetaria, devastazioni a vari livelli e una sterilità culturale ormai endemica. Ma il disagio può anche sfociare in depressione, stati d’ansia e disturbi mentali: l’epidemia di cui non si parla, che affligge milioni di persone in tutto il mondo ed è in costante crescita. La ricerca di senso, così soffocata, si manifesta a livello psico-somatico e viene patologizzata, psico-farmacolizzata. Le persone che manifestano determinati sintomi vengono colpevolizzate ed emarginate, poiché ritenute disfunzionali e incapaci di integrarsi nella società.

La vacuità dei “nuovi” valori

Dopo aver svuotato di senso l’umano e svalutato la ricerca di significato, l’ideologia nichilistica ha bisogno di celarsi sotto una maschera. Infatti, sarebbe insopportabile per molte persone constatare che niente ha senso, riassunto di tale filosofia. Così, da un lato, il vuoto interiore che è stato prodotto, deve essere continuamente colmato: si moltiplicano forme di intrattenimento – l’infinite jest di Foster Wallace – che propongono un flusso ininterrotto di contenuti (Netflix, le stories sui social ecc.). Dispositivi come gli smartphone si trasformano in pròtesi in grado di anestetizzare la noia e accentuare la distrazione da sé.

Dall’altro, la società deve creare nuove aspirazioni per gli individui, privati delle proprie inclinazioni naturali e del proprio desiderio. Questo è dunque il destino dell’uomo “senza qualità” (Musil): la sua esistenza, ormai reificata, è pronta per essere mercificata. Il mascheramento del nichilismo si compie tramutando la realizzazione umana in successo professionale, e le qualità in competenze. L’essere umano inizia cioè ad essere valutato tramite parametri meramente economici: diventa una tabula rasa su cui il mercato può inscrivere liberamente le competenze di cui ha bisogno.

Dalle qualità alle competenze

Anche questo assunto viene oggi accettato senza essere mai discusso: così un disoccupato o un lavoratore precario è indotto a sentirsi in colpa per non aver messo a frutto il proprio talento (nell’epoca dei talent show, in cui tutti sembrano averne uno…), o per non essere divenuto “imprenditore di sé stesso”, e mai si sognerebbe di contestare il modello economico vigente. Chi si ostina a rifiutare l’alienazione lavorativa o il precariato cronico, viene giudicato negativamente e colpevolizzato. L’essere umano, fin dai primi anni di vita, viene trasformato così in un progetto, un investimento: sarà valorizzato se saprà acquisire le competenze richieste dal mercato, altrimenti sarà giudicato un fallimento. La scuola e l’università, di conseguenza, promuovono l’eccellenza per rassicurare le famiglie sul futuro radioso dei propri figli.

Oggi, con l’affermarsi del capitalismo e della teoria economica neoclassica, questa ideologia che, come si è visto, affonda le radici in una visione specifica, e cioè nel nichilismo, è divenuta sentire comune, e nemmeno si ipotizza più che sia possibile contestarla. Tornando alla tesi esposta nell’articolo, si può dunque concludere che, in realtà, accettare le proposte della società di oggi non significa affatto scegliere di non scegliere, illudendosi di mantenersi aperti a molteplici possibilità, ma piuttosto dare credito a una precisa ideologia filosofica ed economica.

Smascherare la menzogna


Per quanto la “dura realtà” della vita sembri inchiodarci, in modo deterministico, a esistenze dominate dal precariato e dall’impoverimento culturale, questo “mondo” è il prodotto di un modello culturale ed economico sempre più insostenibile, ma che può essere contestato e cambiato.

Trovare una via d’uscita non è compito facile. Tuttavia l’antidoto migliore al nichilismo mascherato che caratterizza la nostra epoca, il quale vorrebbe convincerci che niente ha senso e che siamo definiti dalle nostre competenze, sembra consistere nel recuperare maggior fiducia in noi stessi e nelle nostre qualità, riscoprendo il significato profondo della nostra esistenza e il nostro desiderio più autentico. Solo in questo modo potremo riconoscere e smentire, dentro e fuori di noi, gli assunti errati di un’ideologia sempre più pervasiva e distruttiva, contribuendo a creare una nuova cultura, più vitale e creativa.


2 visualizzazioni0 commenti