Il lockdown e l'igloo: Richard Tarnas sulla vita in isolamento


Il rito di iniziazione: l’igloo

Ora immaginate di trovarvi in un igloo, da soli, lontani dalla vostra tribù, nel bel mezzo di una regione fredda e inospitale. Immaginate di dovervi stare per un mese, avendo garantiti solo un poco di acqua e di cibo per la sopravvivenza. Questo non è un racconto inventato, ma la reale condizione sperimentata da un giovane appartenente ad una tribù del Nord America durante il processo di iniziazione sciamanica. L’episodio è narrato da Joseph Campbell e viene riferito dallo storico della cultura Richard Tarnas. Riti di passaggio attraverso l’isolamento forzato sono attestati in tutte le culture tradizionali, assumendo varie forme a seconda delle circostanze ambientali, e sono compiuti con lo scopo di guidare verso l’età adulta i membri della comunità. La società occidentale si caratterizza per essere la prima nella storia ad essere priva di tali riti iniziatici.

Una fase di passaggio collettiva

Secondo Richard Tarnas, tuttavia, oggi a parlare di riti di iniziazione non dovrebbero essere solo antropologi o etnologi in riferimento a tribù distanti da noi nello spazio e nel tempo, in quanto l’intera umanità sarebbe coinvolta in un processo certamente doloroso e rischioso, ma di potenziale trasformazione e crescita. Lo studioso interpreta la crisi attuale, accentuata dalla pandemia, come una fase di passaggio che coinvolgerebbe l’intera popolazione occidentale, di un Occidente sempre più globalizzato. Lo stato di confinamento che gran parte della popolazione mondiale si trova a vivere ormai da due mesi, rappresenterebbe un intensificazione della condizione critica che già ci trovavamo a vivere, sia a livello individuale che collettivo. Erano ormai noti fenomeni causati dall’uomo quali il cambiamento climatico, la crisi economica e politica, l’aumento delle ineguaglianze sociali, il dilagare della sofferenza psicologica e della depressione, l’estinzione di massa delle specie viventi.

Ripensare la nostra cultura

Secondo Tarnas, che nelle sue ricerche e pubblicazioni ha approfondito lo studio della psicologia archetipica avviata dallo psicologo tedesco Carl Gustav Jung, questo indicherebbe la necessità di un confronto, ormai ineludibile, della società occidentale con la propria ombra, con il proprio inconscio. Se è vero, infatti, che la modernità ha garantito, nel corso dei secoli, il progresso della specie umana attraverso le sue innumerevoli conquiste, è innegabile che l’evoluzione moderna abbia anche innescato uno sfruttamento distruttivo della natura, infliggendo inoltre enormi sofferenze a uomini e donne in tutto il mondo, attraverso atteggiamenti discriminatori e lesivi della dignità umana.


Oggi, dunque, l’isolamento imposto dalla pandemia del nuovo coronavirus, nella sua drammaticità, metterebbe l’umanità di fronte alla necessità di un cambiamento radicale, di un rovesciamento del percorso intrapreso durante l’epoca moderna. Come il giovane della tribù nordamericana, anche noi oggi saremmo costretti a confrontarci con gli aspetti più oscuri della nostra esistenza: paura della morte, crisi di significato, senso di disperazione.

La catastrofe come nuovo inizio

In un’ottica che supera la dialettica tra ottimismo e pessimismo, la catastrofe (dal greco katastrophḗ, “rovesciamento”) di questi tempi, tuttavia, nella sua durezza, potrebbe predisporci ad acquisire una maggior consapevolezza, ritrovando un nuovo senso di sicurezza interiore. La distruzione, in questo senso, potrebbe preannunciare un rinnovamento, individuale e collettivo. La visione di Tarnas, per quanto apra lo spazio ad un esito di potenziale crescita, attraverso l’acquisizione di una maggiore maturità, non assume tratti deterministici o fatalistici: la pandemia accelera l’urgenza di un processo di cambiamento che però si potrà compiere solo attraverso la libera scelta individuale. In questo tempo, perciò, conclude Tarnas, l’umanità è chiamata ad approfondire la conoscenza di sé, attingendo a nuove risorse interiori per superare la crisi globale e individuale che stiamo vivendo.

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