Il Tempo Giusto: i 7 passaggi del filosofo Marco Guzzi




Sabato 6 giugno 2020 si è svolta la diretta dell’incontro pubblico organizzato dal poeta e filosofo Marco Guzzi, fondatore del movimento Darsi Pace. Ecco la sintesi di questo importante contributo, in grado di donarci parole di speranza concreta in un tempo di profonda crisi come quello attuale.


Un incontro rivoluzionario

Eventi come questo rompono la monotonia del non-pensiero a reti unificate, in cui tutto è infinite jest, un intrattenimento infinito senza direzione, che distrae e alimenta una pericolosa scissione tra mente, corpo e spirito, producendo malessere su vari livelli, spesso inconsapevoli. Eventi come questo, che Marco Guzzi organizza da decenni, in modalità fisica e telematica, rompono con un mondo che fa della propria visione nichilistica e consumistica l’a priori dell’esistenza stessa, un’ideologia incontestabile che ormai pervade le nostre menti e i cuori dei più giovani, stagnanti sotto cumuli di rassegnazione e cinismo. Sono eventi che vanno contro-corrente rispetto alle logiche della psicopolitica denunciata da Byung Chul-Han, la quale vorrebbe trasformarci in rotelle di una macchina che prosegue a tutta velocità la propria corsa suicidaria, e che assegna al mercato, Moloch e idolo moderno, il potere di assegnare meriti e colpe, di includere o escludere a proprio piacimento i cittadini dalla vita sociale. Possiamo insorgere contro questa cultura, affermando al tempo stesso una nuova visione? Possiamo tornare a sperare di cambiare il modello sociale, e di vivere esistenze più libere ed entusiasmanti? La risposta è affermativa, e passa da questi 7 passaggi che Marco Guzzi scorge lucidamente in questi tempi confusi:

1. Sperimentazione

Il primo passaggio compiuto dal filosofo consiste proprio in una sperimentazione comunicativa aperta a tutti, in diretta e in contemporanea su YouTube e Facebook. In questo senso, i nuovi tempi richiedono anche nuovi linguaggi, disponibilità e abilità ad utilizzare in modo inedito e creativo tutte le tecnologie a disposizione.

2. Una nuova interpretazione


Bisogna poi comprendere che in questa particolare fase storica abbiamo bisogno di nuove categorie interpretative: qual è la natura autentica del cambiamento che stiamo attraversando? Per Guzzi, la crisi planetaria non è distinta dalle nostre crisi personali e interiori. Esiste un nesso profondo tra macro e micro, tra anima e mondo: solo realizzando ciò potremo affrontare in modo efficace le sfide di questo tempo. Per questo, come scrive Yuval Noah Harari, “dovremmo chiederci non solo come superare i pericoli immediati, ma anche in che tipo di mondo vivremo quando la tempesta sarà passata“.

3. Oltre l’alienazione interiore

Ma come possiamo ritrovare la consapevolezza di questo nesso tra la nostra anima e il mondo? Ordinariamente, infatti, siamo alienati dal centro del nostro sé, viviamo separati dal nostro io più profondo, dal nostro cuore, come già molti secoli fa affermava Platone con il mito della caverna. Facciamo infatti esperienza del mondo a partire da una condizione di separazione, in cui ci percepiamo contrapposti gli uni agli altri. Perciò, oggi, a entrare in crisi non sono solo determinate teorie politiche o economiche, ma la forma stessa della nostra soggettività! Se la crisi è originata dalla nostra separazione dalla natura e dagli altri, allora potremo superarla solo tendendo ad una progressiva unificazione e integrazione.

4. Un nuovo io per un mondo nuovo

Questa considerazione sfocia nel il quarto punto, come evidenzia anche dall’attivista indiana Vandana Shiva nel suo recente saggio Il pianeta di tutti. Infatti, non possiamo limitarci a sostituire una teoria o attuare qualche riforma, poiché dobbiamo cambiare la nostra concezione stessa del mondo: “La separazione è una visione del mondo, un paradigma, un’ideologia, un modo di vedere e di plasmare il pianeta – nelle nostre menti come nella natura e nella società – con mezzi violenti“. Per questo bisogna intendere il cambiamento nei termini di una profonda metanoia (dal greco metanoûs = cambiamento della mente). Se vogliamo spegnere gli effetti distruttivi di questa visione del mondo, dobbiamo infatti contestarla alla radice, anzitutto dentro di noi.

5. Il sé e il mondo

Quello che stiamo vivendo, secondo Guzzi, è proprio il Tempo Giusto per comprendere meglio questo nesso essenziale. Proprio in questo periodo storico critico abbiamo la possibilità di rimarginare la separazione, tendendo all’unificazione con il nostro sé. Dunque, come afferma il filosofo: “La rivoluzione storica si fonda su un rovesciamento mentale continuo“. Solo da questo movimento interiore può sgorgare un autentico cambiamento del sistema culturale, economico e politico, e inoltre questa consapevolezza deve diventare “il minimo comune denominatore per aggregare una nuova soggettività rivoluzionaria“.


6. Ritrovare il fine

L’urgenza della rivoluzione interiore permanente è data anche dall’accelerazione della storia del pianeta: proprio perché il nostro pianeta sembra aver accelerato i suoi processi, dobbiamo ritrovare il fine della nostra esistenza e del nostro agire. L’oscuramento dei fini è invece il pericolo che corre una società che si limita a celebrare i mezzi (mass media, nuove tecnologie, ecc.), affermando una visione improntata sul determinismo tecnologico. Precisare il fine significa ridimensionare i mezzi, che invece oggi sono assunti a valori dominanti ed esclusivi, come nel caso del denaro e del profitto.

7. Verso una cultura dell’unità

Qual è dunque il fine a cui dovremmo concretamente tendere? Il fine da perseguire è l’unità interiore ed esteriore. Se la crisi attuale è innescata da una cultura della separazione, dobbiamo tendere alla nostra unificazione interiore e, attraverso di essa, ad una unificazione autentica del mondo, e non illusoria come quella promessa dal globalismo. Siamo tutti convocati, proprio nel tempo in cui viviamo, a perseguire insieme questo scopo.

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