Joker, Parasite e La tigre bianca: nichilismo in fotogrammi



Carl Gustav Jung scrisse che tutto ciò che non vogliamo affrontare in maniera consapevole dentro di noi, finisce per accadere all’infuori di noi. Il mondo della produzione culturale, nonostante l’omologazione industriale, rappresenta ancora uno degli scenari dove osservare le proiezioni dell’inconscio collettivo. Così quello che non vogliamo vedere dentro di noi si manifesta fuori, e lo proiettiamo sugli schermi luminosi dei nostri laptop.


Tra l’infinità di proposte di intrattenimento, alcune narrazioni cinematografiche riescono, e meglio di qualsiasi analisi sociologica, a restituirci lo zeitgeist, lo spirito dei nostri tempi. Premettendo che nessuna di esse alimenta la speranza di poter evadere dai mali della nostra epoca, costituiscono pur sempre sempre accurate diagnosi sullo stato della nostra umanità. Uno sguardo nelle profondità che l’élite politica e intellettuale ignora (o finge di farlo), e che i media preferiscono non raccontare se non attraverso l’insensato sensazionalismo della cronaca nera. Eppure le storie dei protagonisti dei tre film qui di seguito elencati, non sono inquadrabili solo come drammi individuali. Questi film parlano della società di oggi, parlano di noi e del pericolo che corriamo ignorando le energie brutali che covano nel cuore di un’umanità sempre più disperata e arrabbiata.

Joker (2019)

Arthur Fleck è vittima di una famiglia che abusò di lui e di un sistema ingiusto, che lo confina ai margini della società e lo deruba di ogni speranza di riscatto sociale. La situazione per Arthur, già condannato a una routine deprimente in uno squallido appartamento della periferia di Gotham City, e soggetto ad ogni tipo di umiliazione lavorativa e nella vita quotidiana, si fa ancora più pesante quando i tagli alla spesa pubblica cancellano il programma di assistenza sociale a cui si rivolgeva. Non più solo escluso, ma addirittura espulso dalla società, Arthur o “il Joker”, malato e sempre più alienato, sceglie l’unica forma di ribellione che gli pare possibile iniziando a compiere atti di violenza omicida contro tutti coloro che ritiene colpevoli della sua condizione. La maschera non regge più, e il sorriso dietro cui la società aveva chiesto ad Arthur di nascondere il dolore, si trasforma nella risata criminale del nuovo eroe delle masse. Seguendo il suo esempio, infatti, gli abitanti di Gotham scatenano un conflitto armato contro le istituzioni cittadine.

Brutale nel descrivere gli esiti di una società disperata e allo sbando, il film Joker non mente sulla rabbia degli emarginati verso un mondo ipocrita e bugiardo, che per ogni smart city produce una periferia abbandonata, che ad ogni crisi economica moltiplica i propri profitti e taglia i finanziamenti pubblici, e che come antidoto alla sofferenza degli emarginati dispensa farmaci che creano nuove dipendenze e citazioni di guru motivazionali sul pensiero positivo.

Parasite (2019)

Corea del Sud. La famiglia Kim vive nella povertà e nel degrado di un appartamento seminterrato, e fa affidamento su un misero sussidio di disoccupazione per sopravvivere. La svolta nasce per caso: il figlio maschio, Ki-woo, si finge studente universitario per sostituire un amico ed essere assunto dalla ricca famiglia Park come docente privato di inglese della figlia. La scalata sociale può avere inizio: tutti i membri della famiglia Kim, celando la propria parentela, in poco tempo riescono a introdursi nella lussuosa casa come dipendenti dei Park. La sorella di Ko-woo, Ki-jung, diviene insegnante di arteterapia del figlio; il padre, Ki-taek, autista personale e la madre Chung-sook governante. Per un periodo l’inganno funziona e la famiglia Kim sembra essersi sistemata e poter festeggiare la nuova posizione sociale. Ma nella parte finale del racconto la messa in scena viene smascherata in modo imprevedibile, innescando una serie di uccisioni violente che mettono a nudo i conflitti latenti tra i protagonisti. Sopra la famiglia Kim si rinserra il muro invalicabile che separa i ricchi dai poveri. Quest’ultimi sembrano condannati a dover vivere un’esistenza invisibile, e possono sperare solo di non soccombere definitivamente.

La tigre bianca (2021)

La storia di Balram, protagonista di questo film ambientato in India, sembra quella di un giovane sfuggito a un destino di povertà grazie al proprio talento e alla fiducia nei propri mezzi. Su di lui infatti pesavano le condizioni economiche della sua famiglia, poverissima, ma anche il sistema delle caste (che gli impedisce di proseguire con gli studi). Pur di guadagnare e sostenere la sua famiglia, Balram abbandona la regione del Rajastan per diventare l’autista di Ashok, ovvero il figlio del “re” del carbone, l’Airone. Ashok aveva vissuto a lungo negli Stati Uniti e, assieme alla moglie, vuole convincere Balram ad abbandonare la sua mentalità da servo fedele, che pure lo aveva condotto fin lì. Così, con il tempo, Balram inizia a prendere coscienza del sistema ingiusto che lo relega al gradino più basso della scala sociale, e intravede la possibilità di un futuro migliore. Però il sogno si trasforma ben presto in ossessione e, nella seconda parte del film, il racconto si incupisce e degenera nella violenza, che emerge quale unica ed estrema soluzione per ribellarsi definitivamente a un destino da escluso.

Nichilismo distruttivo

Joker, Parasite e The white tiger comunicano anzitutto l’impossibilità dei protagonisti di migliorare le proprie condizioni di vita in sistemi dominati da rigide separazioni sociali ed economiche, certo accentuate – nel caso della Tigre bianca – dal sistema delle caste. Ma – seppur su livelli differenti – non meno violenta è l’egemonia imposta da élite finanziare e politiche di nazioni occidentali in cui la popolazione vede crescere sempre più il divario dai ricchi, mentre è deprivata di qualsiasi possibilità di riscatto sociale. Come “il cielo basso e greve” dello Spleen baudelairiano, infatti, anche il sistema economico odierno “pesa come un coperchio” sullo spirito dell’umanità globale.

Ciò che questi racconti testimoniano è proprio il senso di insofferenza crescente della popolazione, e un risentimento profondo e diffuso che però sembra possa trovare sfogo solo nella vendetta brutale e diretta (ma non è anch’essa una manifestazione di impotenza?).

Ciò che è certo è che il grido di dolore della popolazione, se represso e ignorato finisce per generare mostri, come il Joker, contro cui diventa facile puntare il dito. Bisogna chiedersi però se non sia giunto il momento di confrontarsi seriamente con questa Ombra, ovvero il malessere, il dolore e l’insofferenza che cova dentro di noi. Saremo in grado di affrontarla, per ascoltarne le ragioni e sanarne la rabbia irrisolta, e orientare così queste energie verso una direzione creativa e veramente trasformativa della realtà (e non più quella sterile del nichilismo distruttivo)? Oppure aspetteremo che si accumuli, continuando a sopprimerla, sperando che non irrompa brutalmente nella Storia? A noi la scelta.


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