La democrazia è in pericolo, ma interessa davvero a qualcuno?

Aggiornamento: lug 19


Un saggio illuminante sulla genesi della tecnocrazia, la forma di governo che in modo subdolo siamo costretti ad accettare nelle nostre vite. Il libro di Francesco Antonelli illumina una questione generalmente trascurata: quando, e perché, abbiamo accettato di delegare il potere politico ai "tecnici"? E con quale promessa sono riusciti a convincerci?


- Anzitutto il termine 'tecnocrazia' entra nel dibattito pubblico negli anni Trenta del '900, assumendo il significato di "potere di governo della tecnica" e "governo dei tecnici". Si fonda sull'assunto che gli esperti ne sappiano su di noi più di noi stessi, e nutre la pretesa di migliorare la società e la vita delle persone, estromettendole però dai processi decisionali (democrazia sostanziale)


- Sembra poter realizzare il sogno ideale del progressismo, e ancor prima del razionalismo e dell'Illuminismo, mettendo d'accordo 'destra' e 'sinistra'. L'obiettivo è la creazione di una società razionale ed efficiente, in cui sapere è potere. Il sapere di cui si ergono a custodi i 'tecnici' è ontologicamente e moralmente superiore - ovvero indiscutibile - ed è accessibile ai pochi:


Il non-specialista viene educato all'accettazione e non certo all'elevazione, poiché tra specialisti e non-specialisti permane un fossato strutturalmente invalicabile. Ecco perché l'intellettuale-tecnocrate è portatore di un mondo di relazioni sociali radicalmente elitiste e meritocratiche: elitiste perché si pone sempre in una logica aristocratica di disprezzo e svalutazione del non-specialista, tracciando tra lui e questi un fossato incolmabile (...) meritocratiche perché l'intellettuale-tecnocrate ammette solo la cooptazione e l'autocooptazione ufficialmente basate sul solo criterio della competenza (p. 91)

- L'intellettuale perde il proprio ruolo di contestatore del sistema, e diviene consulente, specialista. Dalla critica al servizio del potere. Se la scienza è infallibile, ed esiste unicamente one best way, l'esercizio del pensiero e la dialettica diventano attività futili e oziose


In conclusione, accettare questa forma di governo significa acconsentire a vivere in una 'gabbia d'acciaio' in cui democrazia e libertà di pensiero rischiano di indebolirsi sempre più. Per questo bisogna tornare a contestare attivamente l'ideologia dominante, ed elaborare una cultura nuova.


Libro: F. Antonelli, Tecnocrazia e democrazia. L'egemonia al tempo della società digitale, L'Asino d'Oro, Roma 2019, 189 pp.