'La salute ad ogni costo' di Miguel Benasayag


Con l’insorgere della pandemia, i governi sono tornati ad occuparsi di salute, dopo averla sacrificata per decenni in nome delle logiche economiche. Tuttavia il rapporto tra salute e potere è tutt’altro che innocuo, e può essere utile indagarne le contraddizioni.


Le malattie della società

Non si può negare, infatti, che in nome della crescita e della produttività, la salute della popolazione sia stata spesso sacrificata o compromessa (pensiamo, ad esempio, agli effetti negativi dell’inquinamento atmosferico nelle grandi città). Spingendo oltre questa constatazione, potremmo dire addirittura che la rinuncia al benessere personale sia uno dei prerequisiti richiesti dalla società all’individuo. Questo aspetto problematico era stato già individuato da numerosi pensatori nei decenni passati. Pensiamo alla critica alle norme patologiche della società avanzata dallo psicoanalista austriaco Erich Fromm. Ma anche alle riflessioni dello storico delle religioni Elémire Zolla, secondo cui l’individuo nella società sarebbe obbligato ad aderire a un ascetismo capovolto, effettuando rinunce tra cui:


la propria terra come ente inconfondibile, la salubrità dell’aria, un ruolo sociale non angosciante, un lavoro sensato, costumi e oggetti d’uso che abbiano uno stile, cibi schietti (I mistici dell’Occidente, vol. I, Adelphi, Milano 1997, p. 25).

Potere e salute

Al tempo stesso, paradossalmente, questa stessa società ha elaborato conoscenze e tecniche che consentirebbero all’umanità di superare i propri limiti (si parla infatti di post-umano). Il capitale-salute diviene un bene da ottimizzare, un aggregato di competenze di cui i governi si propongono di garantire il buon funzionamento. Ma come avviene ciò? Questo è il tema affrontato dal filosofo e psicoanalista argentino Miguel Benasayag nel saggio intitolato La salute ad ogni costo. Medicina e biopotere (2010), in cui l’autore approfondisce le riflessioni svolte negli anni settanta da Michel Foucault. La biopolitica agisce attraverso la manipolazione dei corpi – consentita dalla tecnica – e la sorveglianza. La promessa del biopotere è: “Tutto è possibile!”. I limiti della vita organica (malattia e mortalità) sarebbero destinati a scomparire grazie alla scienza e la tecnica. Ma, prosegue Benasayag, affinché ciò avvenga, il cittadino deve permettere al potere di controllarne l’esistenza: “Per favore, sorvegliatemi!”. Ciò avviene nella totale de-responsabilizzazione della società e dei processi che essa mette in atto. L’individuo si ammala ed è anche colpevole della propria malattia: le cause ambientali vengono minimizzate, se non escluse. Eppure sappiamo che ritmi di vita stressanti e frenetici, oltre all’inquinamento, possono favorire l’insorgere di determinate patologie. Così la stessa società che indebolisce i corpi e le difese immunitarie, mette in atto un dispositivo disciplinare attraverso cui vorrebbe monitorare la salute delle persone. Ansiosi e impauriti, i cittadini si sentono impotenti: “Anche in buona salute, ci percepiamo come malati potenziali, da controllare, fragili, in pericolo, minacciati da tutte le parti” (p. 8).


Le cause della pandemia

Lo stesso meccanismo si è innescato durante la pandemia di Covid-19. Abbiamo assistito a un dibattito mediatico sterile in cui si sono diffuse ipotesi infondate, circolate senza verifica delle fonti, relativamente a una presunta origine artificiale del virus. Ma in pochi hanno parlato dei fattori scatenanti, su cui i virologi avevano già da tempo posto attenzione, relativi allo sconvolgimento introdotto negli ecosistemi dalle attività antropiche e da logiche produttivistiche. Così scriveva Benasayag: (…) negli ultimi dieci anni si è contata una cinquantina di malattie virali emergenti o riemergenti che causano un numero di decessi non trascurabile perché la medicina non è sempre in grado di identificare in tempo gli agenti patogeni all’origine dell’infezione. La causa di tali malattie emergenti ha origine, in gran parte, dal frantumarsi di nicchie e cicli ecologici, dove la mancanza di certi anelli – soprattutto dei predatori – rende di conseguenza possibile lo sviluppo di forme di vita patogene per l’uomo (senza dimenticare che virus e batteri adesso ‘viaggiano’ in aereo). Queste malattie sono, come altre, il corollario del disordine ecologico e dello sviluppo demografico (p. 14). Il potere che colpevolizza gli individui e impone loro una sorveglianza sempre maggiore per difenderli dal virus (bio-potere, potere sulla vita), è dunque lo stesso che produce danni ambientali e, potenzialmente, prepara il terreno a successive pandemie.

Per un rinnovamento radicale

Smascherato l’inganno, non resta che contestare l’assunto del biopotere secondo cui: “devi obbedire perché sei colpevole ed è per il tuo bene” (p. 39). Alla sensibilizzazione dei cittadini in merito ai comportamenti per una vita sana, devono accompagnarsi radicali modifiche ai modelli urbanistici, ai modi di produzione e alle politiche sociali. Inoltre, bisogna contrastare il rischio della nascita di nuovi idoli, tra cui quello della salute e della sicurezza, in nome dei quali dovremmo acconsentire ad una sorveglianza sulla nostra vita privata. Per quanto la salute sia un bene prezioso, la salute a tutti i costi non lo è, e il prezzo da pagare per ottenerla è troppo alto:


diviene legittimo domandarsi se, nell’inseguire il fantasma che consiste nel ‘morire in buona salute’, ci rimarrà un po’ di posto per vivere una vita… (p. 8).

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