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"La società senza dolore" di Byung-chul Han


Il filosofo coreano Byung-chul Han è uno dei pochi autori in grado di cogliere lucidamente i tratti essenziali del mondo contemporaneo. Anche la lettura del suo ultimo saggio si conferma necessaria in questi tempi confusi.


  • La nostra società è caratterizzata da algofobia, paura del dolore. Il dolore viene negato e represso. Abbiamo smarrito la capacità di esprimerlo in linguaggio, parole, di condividerlo. La promessa della tecnologia e della scienza: eliminare il negativo dalle nostre vite.

  • Si diffonde una "cultura della compiacenza". Pullulano contenuti facili, instagrammabili, che mirano a ottenere facili consensi. Anche gli intellettuali vogliono rassicurare, tranquillizzare: l'arte diviene confermativa del potere, o consolatoria (ovvero cessa di essere arte).

  • Il soggetto che prova dolore, oggi, avverte anche un senso di colpa:

[...] la sofferenza viene interpretata come il risultato del proprio fallimento. Così, invece della rivoluzione, c'è la depressione (p. 19)
  • L'individuo di prestazione non può smettere di essere felice. Diviene vittima della violenza della positività. Le tensioni psichiche e le pressioni interiori lo logorano, rendendolo apatico e depresso.

  • La nostra cultura, incapace di affrontare dolore e morte (tanatofobia), sacrifica la vita in nome di una sopravvivenza confortevole. Viviamo in una società anestetizzante e palliativa.

  • Come uscirne? Siamo chiamati a tornare in contatto con la nostra tonalità emotiva autentica, svegliarci dall'anestesia. Sintonizzarci con il dolore da cui persistiamo a distogliere lo sguardo, dargli parola, linguaggio, attribuirgli un senso poiché, in definitiva, «la vita che perseguita e scaccia la propria negatività elimina sé stessa» (p.79).

Libro: Byung-chul Han, La società senza dolore. Perché abbiamo bandito la sofferenza dalle nostre vite, Einaudi, Torino 2021, 96 pp.